Amicale Franco Italienne des Pays d'Aude

23 août 2019

NIENTE POLITICA !!! PAS DE POLITIQUE !!!

Ce blog s'adresse à tous ceux qui aiment l'Italie, sa langue, sa culture, sa civilisation... Il s'interdit d'aborder les sujets politiques (et ils pourraient être nombreux et polémiques)...

 

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20 août 2019

INFORMATIONS DE RENTREE SUR NOTRE CERCLE

CERCLE FRANCO-ITALIEN DES PAYS D AUDE

Association loi de 1901 créée en 2004

Siège social  7 rue Fourier 11000 CARCASSONNE

Président  Yanick POSOCCO    06 61 55  52 24        yposocco@gmail.com

 

Vice président Henri CARLES

Secrétaire générale Mme Marie-Jeanne ZATTARIN

Trésorier Gèrard ASSENS

 

COURS  D ITALIEN  

Organisés par groupe d’ une dizaine de personnes qui se réunissent une fois par semaine

Pour l’ année 2019-2020 les cours sont prévus au siège de l’ UDAF de CARCASSONNE rue Jacques de Vaucanson

Le premier cours aura lieu le Mercredi 11 septembre à 17 heures 

L’ enseignant est Monsieur CHEVALIER Bernard

Pour pouvoir participer au cours il faut etre membre du Cercle ce qui suppose qu’ on le signale au président et que l’ on aime l’ Italie

La cotisation annuelle pour 2019 est de 20 euros 

Il faut aussi participer aux frais de déplacement de l’ enseignant ce qui représente 10 euros par sèance

 

Le cercle organise aussi des fètes et a prévu une conférence au printemps 2020

 

Pour tout renseignement il faut contacter le président dont les coordonnées sont ci-dessus

Par contre il est totaleòent inutile de se rendre au siège qui est une adresse postale

 

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19 août 2019

BOLLINO NERO

 

Pour tous ceux qui ignoraient le sens de cette expression très utilisée ces jours derniers, Marie Jeanne Zattarin nous confie cet article: Bonne lecture!

Bollino nero e traffico: qual è il significato

Negli ultimi anni ne abbiamo sentito parlare di meno, forse perché, complice la crisi che ci ha costretto a molte rinunce, gli italiani fanno meno vacanze, o comunque hanno cambiato le loro abitudini anche in fatto di ferie.

Ma fino a non molto tempo fa, le orecchie di chi stava per mettersi in viaggio, soprattutto durante il periodo estivo, erano incollate a radio e Tg, scongiurando di non sentir parlare di bollino nero proprio a ridosso delle agognate vacanze.

Il significato

Qual è dunque il significato di questa espressione tanto temuta dagli automobilisti?

Il bollino nero indica le giornate in cui è previsto un traffico molto intenso, indipendentemente dalla fascia oraria di partenza, in cui potrebbero verificarsi code molto lunghe, con conseguenti disagi per chi è in auto.

Questi giorni possono essere particolarmente frequenti nel periodo estivo (soprattutto in determinati week end), quando non è difficile sentire parlare anche di “esodo”, per indicare le settimane in cui gli italiani, in massa, si spostano dalle città per raggiungere le mete di villeggiatura.

Le tratte di autostrada più interessate sono, come è facile immaginare, quelle che portano al mare.

Sul cominciare dell’estate, fioccano in tv servizi sulle previsioni del traffico per le settimane a venire. Si possono così conoscere, con discreto anticipo, i giorni in cui le partenze sarebbero sconsigliate, proprio perché coincidenti con giornate da bollino nero.

Il suggerimento è quello della cosiddetta partenza intelligente, ovvero cercare di muoversi in giorni ed orari in cui il traffico sia più scorrevole, evitando comunque le ore più calde della giornata in cui, se ci si dovesse ritrovare incolonnati, i disagi potrebbero rivelarsi maggiori.

Cambio di abitudini

Tuttavia, come abbiamo detto, negli ultimi anni le abitudini degli italiani in fatto di vacanze sono cambiate.

Mentre prima ci potevamo concedere un paio di settimane consecutive di ferie, spesso concentrate ad agosto (il mese solitamente caratterizzato dal traffico più intenso sulle autostrade), ora sembriamo preferire vacanze più brevi, ma scaglionate su più settimane.

E così, anche il concetto di traffico si è dovuto adeguare ai tempi. Niente più bollino nero – a quanto pare – sostituito da un più “soft” bollino rosso, il quale contraddistingue le giornate in cui il traffico è sì intenso, ma critico solo in determinate fasce orarie o aree di viabilità.

Per evitare disagi e il rischio di lunghe code, dunque, è bene prestare attenzione ai vari bollettini del traffico, in modo da poter mettersi in viaggio in un momento di relativa tranquillità.

 

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16 août 2019

ACTUALITÉ "LITTERAIRE"

Notre professeur d'italien vient de publier (sorti ce jour 16 août) un roman intitulé L'ART DE DETRUIRE dont voici un bref résumé:

Les Éditions du Net vous présentent 

De l’art de détruire - De arte delendi De Bernard-A. Chevalier 

Résumé de l’ouvrage 

Mécanique impitoyable d’une vengeance conduisant à la destruction du coupable dans la France de la fin du vingtième siècle. 

Fiche auteur 

Né en 1947 à Carcassonne et après une jeunesse tumultueuse ponctuée de voyages au bout du monde et d’amourettes très R’N’Roll, Bernard-A. Chevalier s’est établi dans son pays natal où il profite d’une vie heureuse et insouciante en compagnie de son chat Darwin. Entouré de ses guitares de collection, de ses vinyles rarissimes, de ses livres et de ses souvenirs, il déguste de copieux Lagavulin et fume des toscanelli en essayant de dilapider sa fortune personnelle sans réel espoir d’y parvenir. Il écrit comme d’autres portent des gilets jaunes ou des étoiles de couleurs variées et se fout de tout, même de ses chiffres de ventes. 

Descriptif technique 

Format : 150 x 230 cm Pagination : 132 pages ISBN : 978-2-312-06719-3 Publié le 16-08-2019 par Les Éditions du Net GENCOD : 3019000006902 Prix de vente public : 15 € TTC 

Pour commander 

Auprès de l’éditeur : www.leseditionsdunet.com Sur les sites Internet : Amazon.fr, Chapitre.com, Fnac.com, etc. Auprès de votre libraire habituel 

 

9782312067193

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PRIMO LEVI

De notre amie MARIE JEANNE: un article sur l'auteur dont on fête cette année le centenaire de la naissance.

19 luglio 2019

Le parole di Primo Levi: alpinismo, la montagna è libertà

di MARCO BELPOLITI

Primo Levi nel 1960 alla Capanna Regina Margherita (Foto archivio privato Eredi Primo Levi)

Nel 2019 ricorre il centenario della nascita dello scrittore. Noi ve lo raccontiamo attraverso le sue parole. L'undicesima: alpinismo

“Per me gli anni della montagna hanno coinciso con gli anni della giovinezza, e quindi del pericolo e della sofferenza. Questa esperienza mi è stata preziosa, perché proprio in montagna ho imparato alcune virtù fondamentali: la pazienza, l’ostinazione, la sopportazione”. Così dichiarava nel 1982 a Giorgio Calcagno, giornalista de “La Stampa”, Primo Levi.

Senza quelle tre virtù non ci sarebbe l’uomo Levi, e quindi neppure lo scrittore, che della pazienza, dell’ostinazione e persino della sopportazione ha dato continui esempi nel corso della sua vita di uomo e di autore. In quella intervista spiegava che poi la montagna era stata una palestra d’allenamento per sopportare fame, sete e disagio, che gli saranno utili ad Auschwitz. La montagna è importante negli scritti di Levi.

Le parole di Primo Levi: gli animali

di MARCO BELPOLITINel racconto La carne dell’orso, pubblicato nel settimanale “il Mondo” nell’agosto del 1961, prima ancora dell’uscita della Tregua (1963), e da lui mai raccolto in volume. Levi poi riscriverà quel racconto, che gli pareva non riuscito, in Ferro, invece uno dei capitoli della sua magnifica autobiografia, Il sistema periodico (1975).Ferro è imperniato sulle sue ascese giovanili in montagna insieme a Sandro Delmastro, suo compagno di studi all’università, protagonista della storia. Sandro è uno dei primi caduti nel 1944 della resistenza ai nazifascisti. Sono pagine molto belle in cui emerge la montagna come palestra di antifascismo, come ricerca di una forma di vita in mezzo all’ “incubo che gravava sull’Europa” negli anni che precedono lo scoppio della guerra mondiale.

Resta traccia di quella passione in montagna anche in un altro racconto, Fine settimana, compreso nella raccolta Lilìt e altri racconti, dove narra l’ascesa al monte Disgrazia in Lombardia, salendo dal paese Chiesa Val Malenco insieme all’amico Silvio Ortona, nel luglio del 1942, a guerra scoppiata; lì verranno intercettati dai poliziotti fascisti e rimandati indietro. Silvio diventerà in seguito un capo partigiano, e deputato comunista dopo la fine della guerra. Proprio lui sarà il primo editore di Levi su un giornale di Vercelli, “L’amico del popolo”, dove usciranno alcune pagine di quello che di lì a poco sarà Se questo è un uomo. La montagna è presente nella scelta di Primo di partecipare alla Resistenza armata, “salendo in montagna”, come si diceva all’epoca, in Valle d’Aosta, dove sarà catturato dai militi fascisti nei pressi di Amay e quindi internato a Fossoli.

C’è una bellissima intervista concessa da Levi ad Alberto Papuzzi, a lungo giornalista de “La Stampa”, e suo compagno di camminate durante gli anni Ottanta, pubblicata su “La Rivista della Montagna” nel 1984 con il titolo:

“L’alpinismo? E’ la libertà di sbagliare”


Primo è presentato come uno studente di chimica che il sabato e la domenica sale sulle cime del Gran Paradiso e d’inverno s’inzuppa gli scarponi di neve sciando, e nelle mezze stagioni scala le rocce dei Picchi di Pagliaio, i Denti di Cumiana, di Roca Patanüa e dello Sbarüa, allora le palestre degli scalatori torinesi, frequentate da pochi coraggiosi e stravaganti in calzoni alla zuava e vecchi calzoni, spiega Papuzzi.

Le parole di Primo Levi: come si racconta la storia

di MARCO BELPOLITIIn quel periodo, racconta nella conversazione lo scrittore, s’andava in montagna presto, ai 12 e 13 anni, con l’idea che la montagna con le sue fatiche fortificasse lo spirito e il corpo; era un po’ il clima che si ritrova in certi passi di Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. La prima avventura di Primo è però un mezzo fallimento, a Bardonecchia sale senza pensarci troppo e senza attrezzature verso la Catena dei Magi con un compagno. I due ragazzi vengono sorpresi dal buio in discesa e devono essere soccorsi dai montanari del luogo.

Levi spiega che l’alpinismo era una risposta al clima culturale del fascismo, alla discriminazione decretata dalle leggi razziali verso gli ebrei: un’assurda forma di ribellione giovanile, dice, seppure così preziosa per forgiare il suo carattere e prepararlo alle privazioni del Lager di Monowitz. Con Papuzzi parla dell’ideologia alpinistica di Eugen Guido Lammer, alpinista austriaco, grande ascensionista, sostenitore della arrampicata estrema e autore di Fontana di giovinezza (1932), allora punto di riferimento.

Le parole di Primo Levi: fantascienza, immaginare un mondo diverso

di MARCO BELPOLITIEra l’idea di misurarsi con l’estremo che determinava la passione per la montagna di Primo e dei suoi amici. Un’idea romantica che conviveva con la cultura positivistica, di cui era intrisa la città di Torino e gli ambienti scientifici che Levi frequentava. La montagna è connessa poi alla chimica, almeno in quella fase giovanile di vocazioni ed esperimenti di laboratorio. Ricorda anche di aver cercato di scrivere quel primo racconto, La carne dell’orso: “C’era tutta l’epica della montagna, e la metafisica dell’alpinismo.

La montagna come chiave di tutto”. In quel testo, poi uscito sul settimanale, Levi aveva cercato di “rappresentare la sensazione che si prova quando si sale avendo di fronte la linea della montagna che chiude l’orizzonte: tu sali e non vedi che questa linea, non vedi altro, poi improvvisamente la valichi e ti trovi dall’altra parte, e in pochi secondi vedi un mondo nuovo, sei in un mondo nuovo”.

Le parole di Primo Levi. Auschwitz, diteci se questo è un uomo

di MARCO BELPOLITILa connessione tra la chimica eroica, di cui narra in diversi capitoli del Sistema periodico, e l’epica della montagna è stretta. Per capire Levi, scrittore così austero, esatto, preciso, occorre considerare anche questo lato della sua personalità umana e letteraria: l’epica. In Se questo è un uomo c’è questo aspetto, che si manifesta nel capitolo dedicato a Ulisse: Il canto di Ulisse. Non a caso in queste pagine compare un ricordo della montagna, la nostalgia dei monti. L’epica del quotidiano è fondamentale nello scrittore torinese. Lui così pudico e riservato, sa esaltarsi, seppur con la dovuta moderazione, pensando alle sue giovanili ascese.

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15 août 2019

NOLI: de notre ami Jean-Pierre Lussato

Noli est une petite station, et l'une des plus attrayantes à visiter le long de la Riviera di Ponente en raison de son cadre, les plages de sable, le château et les remparts sur la colline surplombant la ville et les tours médiévales qui dominent le centre historique. Le village est répertorié parmi les «plus beaux villages d'Italie».

Jean-Pierre vient de nous faire parvenir quelques photos de son séjour estival:

 

 

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LE GUÉPARD ET SA TRADUCTION

Petit problème de traduction qui vous montrera à quel point la traduction est un Art mais aussi une trahison

IL GATTOPARDO (titre du fameux roman de Tomasi di Lampedusa-1959) a donné lieu à la traduction géniale: LE GUÉPARD. Ce qui est parfaitement inexact car GATTOPARDO désigne un autre animal LE SERVAL ou l'OCELOT.
Mais allez donc imaginer un roman de cette envergure intitulé L'OCELOT !!!

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EN HAUT LE SERVAL, EN BAS L'OCELOT

 

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ET ENFIN LE GUÉPARD !!!

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PRINCE DE LAMPEDUSA: LE GUÉPARD

Il est peut-être temps pour les italianistes que nous sommes de faire comme nos amis transalpins qui redécouvrent l'auteur inspiré que fut DE LAMPEDUSA. Pour les moins ferrés dans la langue de Dante vous pouvez vous reporter à l'excellent film de Visconti.

Nous fûmes les Guépards, les Lions ceux qui nous remplaceront seront les chacals et des hyennes... Et tous, Guépards, chacals et moutons, nous continuerons à nous considérer comme le sel de la Terre.

Le Guépard (1959) de Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Un visionnaire désabusé qui osa écrire:

TUTTO CAMBIA PERCHÈ NULLA CAMBI (tout change pour que rien ne change). À méditer en ces temps perturbés.

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14 août 2019

ENSEIGNEMENT DE L'ITALIEN EN FRANCE

L’enseignement de l’italien en France
Jérémie DuboisL’enseignement de l’italien en France. Une discipline au cœur des relations franco-italiennes, Grenoble, ELLUG, coll. « Italie plurielle », 2015, 441 p., préface de Gilles Pécout, ISBN : 9782843102998.

 

1Jérémie Dubois envisage, dans cette première histoire systématique des études italiennes et des italianisants français de 1880 à 1940, la naissance de cette discipline, depuis la période de « l’italien sans maître » jusqu’à la création des premières chaires universitaires et de l’agrégation d’italien ; il suit ensuite, jusqu’à l’orée de la seconde Guerre mondiale, le processus d’institutionnalisation de la discipline, son lien avec des associations, sa place dans les relations franco-italiennes. Le croisement des perspectives (socio-culturelle, diplomatique, éducative) appuyé sur un très gros travail de dépouillement des archives françaises et italiennes, sur l’usage exhaustif des bulletins des associations et des rapports de jury, et sur une excellente connaissance de la bibliographie critique, tout cela fait de l’ouvrage de Jérémie Dubois, un « grand livre d’histoire sociale, politique et culturelle », pour reprendre l’expression justifiée de Gilles Pécout dans son éclairante préface. Il s’agit en effet d’un ouvrage qui fait preuve d’une capacité tout à fait remarquable de faire revivre des parcours individuels tout en donnant à l’entrecroisement de ces parcours un sens général qui permet de comprendre la naissance de l’italianisme, le sens politique et culturel qui en découle.

2D’emblée, la création, à l’initiative de Charles Dejob, de la Société des études italiennes fait apparaître certains des aspects qui vont marquer l’italianisme en tant que discipline : le sens politique que donne Dejob à sa Société découle de la nécessité de rétablir l’amitié envers l’Italie, cela en liaison avec une incontestable germanophobie ; et Jérémie Dubois montre comment c’est précisément (et ouvertement) au moment où les tensions sont très fortes entre la France et l’Italie (avec d’une part la chasse aux Italiens d’Aigues Mortes et les manifestations anti-françaises qui s’ensuivent en Italie et, d’autre part, l’assassinat du président Carnot par l’anarchiste italien Sante Caserio) que Dejob fonde la Société des études italiennes. L’autre aspect important qui va se poursuivre dans l’italianisme institutionnalisé est la méfiance – non explicitée par le fondateur de la Société mais bien réelle – vis-à-vis des Italiens de France ; on peut même dire qu’il s’est méthodiquement efforcé d’exclure de son projet les représentants de l’immigration italienne en France, le seul Italien résidant en France membre de la Société étant… le consul d’Italie à Bordeaux. Lorsque les agrégations d’italien et d’espagnol sont créées conjointement à la suite d’une campagne menée de concert avec les hispanistes (de 1900 à 1908 le jury est commun et dirigé par un hispaniste) on voit alors se structurer et s’institutionnaliser une discipline.

3L’italien qui souffre d’un déficit de légitimité et qui est dominé même parmi les langues vivantes, tente de se constituer en discipline ; cette opération est menée pendant plus de trente ans par Henri Hauvette qui sera en même temps professeur à la Sorbonne, inspecteur général et président du jury d’agrégation de 1908 à 1932 (à l’exception de quelques années où il cède cette charge à Paul Hazard, professeur au Collège de France). Son successeur à la présidence du jury et à la Sorbonne, Henri Bédarida, agrégé d’italien, ne sera pas inspecteur général mais ses années de présidence du jury seront « une période faste » pour les candidats venant de la Sorbonne, alors qu’auparavant les candidats venant de Grenoble faisaient jeu égal avec les Parisiens. La deuxième caractéristique notable, déjà remarquée à propos de la Société des études italiennes, est l’exclusion des Italiens de France et – même si Jérémie Dubois indique qu’il s’agit là d’un cas peu fréquent dans ses sources – un mépris vis-à-vis des ouvriers migrants dont « il n’y a rien à tirer que des journées de travail » (Henri Hauvette).

  • 1 Rebecca Rogers, « Les femmes dans l'enseignement des langues vivantes : éléments pour une histoire  (...)

4La façon dont Jérémie Dubois analyse les caractéristiques de genre dans l’italianisme est tout à fait exemplaire ; partant des considérations pionnières de Rebecca Rogers sur les femmes dans l’enseignement des langues vivantes1, il analyse précisément les stéréotypes du jury vis-à-vis des femmes, stéréotypes parfois repris par les candidates elles-mêmes (d’après un des rapports du jury, judicieusement rapporté par Jérémie Dubois, une candidate, approuvée par le président du jury, avait déclaré lors d’une leçon sur le Décaméron que « le propre d’une vraie jeune fille consiste à ne pas avoir d’histoire »), et met en évidence la façon dont la mixité du concours amène dans l’entre-deux-guerres à une quasi-parité entre hommes et femmes à l’agrégation d’italien. Le travail de Jérémie Dubois met aussi en évidence les effets de frustrations et les difficultés individuelles qu’a pu faire naître la mise en place de cette discipline qui, selon l’expression de Rebecca Rogers, fait partie de celles qui sont « au bas de l’échelle » : la triste histoire d’une candidate trois fois collée, « fatiguée nerveusement » et « abattue » à la suite de ces échecs répétés, qui réussit finalement à décrocher le concours en 1937, 19 ans après sa première tentative, est emblématique de ces difficultés.

5Sur la question de l’agrégation, Dubois sait tout ce qu’on peut savoir : sur les structures de pouvoir dans l’italianisme (être à la fois professeur à la Sorbonne, inspecteur général et président du jury d’agrégation, ça aide à « tenir » la discipline !), les luttes d’influence (et pour le nombre de reçu.e.s !) entre Paris et Grenoble, les parcours individuels des agrégés, le « canon » des auteurs mis au programme, les sujets de dissertation et les corrigés du jury… Tout le chapitre « Savoirs légitimes et règles tacites : passer l’agrégation d’italien » est, de ce point de vue, un régal !

6L’histoire politique et celle des relations internationales est également très présente dans ce travail : les différents moments des rapports entre l’Italie et la France y sont mis en relief, cela dès le début du processus d’institutionnalisation. Jérémie Dubois met ainsi en évidence la façon dont la politique des gouvernements italiens vis-à-vis de la France influence l’activité et les réussites de la Société fondée par Charles Dejob, lequel se plaindra amèrement de l’abandon par les Italiens de l’hypothèse de mise en place d’une Société italienne d’études française qui aurait pu être l’équivalent italien de la Société française d’études italiennes.

7Mais l’ouvrage insiste en particulier, et à juste titre, sur les problèmes spécifiques que pose l’enseignement de l’italien lorsque les fascistes ont pris le pouvoir en Italie et se servent de leur langue, de leur culture… et de leurs lectures comme d’instruments de propagande en faveur des idées du régime. On note au passage qu’un texte de Mussolini (Gli accordi del Laterano, 1929) a été mis au concours de l’agrégation d’italien en 1930 (donc juste après la signature des accords de Latran de 1929 entre l’Etat fasciste et le Saint-Siège), comme texte d’oral dans une question portant sur « la question romaine depuis 1797 ».

8Jérémie Dubois montre également comment les fascistes n’hésitent pas à intervenir contre des citoyens italiens travaillant pour les centres français en Italie : le cas de M. Levi-Malvano, collaborateur important de l’Institut français de Florence, où il enseigna pendant 30 ans, contraint de cesser ses enseignements du fait des pressions fascistes consécutives aux lois raciales de 1938 est indicatif du contrôle actif du régime mais également de l’incapacité de faire face aux pressions des autorités italiennes de l’ambassadeur français, André François-Poncet, qui décide de mettre fin à l’enseignement de M. Levi-Malvano. Jérémie Dubois conclut d’ailleurs que, pendant cette période, « la stratégie de pénétration linguistique et culturelle de l’Italie a présenté plus d’esprit de suite et de détermination que n’en ont témoigné les autorités françaises chargées de la gestion de la question… », façon de rappeler que ni les associations des italianistes ni les autorités françaises ne se sont opposées fermement aux initiatives fascistes.

  • 2 Michel Espagne, Le paradigme de l’étranger. Les chaires de littérature étrangère au XIXesiècle, Pa (...)
  • 3 Michael Werner [dir.], Histoire des études germaniques en France (1900-1970), Paris, CNRS éditions, (...)

9Ce livre – qui, soit dit en passant, est écrit d’une langue ferme, sobre et claire, ce qui ne gâte rien ! - sera d’un grand profit non seulement pour les italianistes et tous ceux et toutes celles que concernent la culture italienne ou les rapports franco-italiens, mais beaucoup plus largement pour ceux et celles qui pensent, dans la lignée de Michel Espagne2 et de Michael Werner3, que la question des « transferts culturels » et donc la place des langues dans l’enseignement, est un élément indispensable de l’histoire de l’école républicaine.

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31 juillet 2019

RISCALDAMENTO... RECHAUFFEMENT DE LA PLANETE

Un court mais amusant message d'espoir au milieu des théories apocalyptiques et enfantines pour ne pas dire niaises...

Ieri abbiamo saputo che giovedì 25 luglio è stata la giornata più calda dal 1873 a oggi in molti paesi europei, in particolare in Francia. Molti commentatori hanno usato questa notizia per sostenere che conferma le tesi apocalittiche sul riscaldamento globale di Greta e ambientalisti radicali.

A me sembra l’opposto. Nel 1873 non c’era l’inquinamento di oggi, il fattore umano dunque era meno rilevante. Eppure c’erano 43 gradi lo stesso.

Forse significa che il fattore umano non è decisivo e che il clima oscilla tra periodi più o meno caldi. Non sono esperto di clima (neanche il 99% dei commentatori) ma mi pare che la logica dica questo.

réchauffement-climatique

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